Rischiò l'amputazione di una gamba: oggi sogna le Paralimpiadi di Los Angeles 2028
“Oggi sono quella persona che sognavo quando avevo nove anni”.
Nelle parole di Ilenia Colanero, classe 1982, atleta paralimpica profondamente legata alla sua Lanciano, c'è la consapevolezza di chi ha imparato a guardare la propria vita attraverso possibilità che un tempo non avrebbe immaginato. La sua è una storia che attraversa il dolore, la difficoltà di accettare un corpo cambiato e il bisogno di continuare a fare ciò che ha sempre amato: sport. Un percorso che l'ha portata a conquistare numerosi titoli mondiali, ma nel quale i risultati più importanti non sono necessariamente quelli misurati da un cronometro.
Nel 2015 un grave incidente stradale cambia profondamente la sua quotidianità.
Le conseguenze interessano soprattutto la gamba destra, per la quale rischia l'amputazione, e il braccio dello stesso lato. La gamba viene salvata, ma la mobilità rimane fortemente compromessa. Ancora oggi la caviglia è praticamente immobile e ogni giornata è accompagnata da una sofferenza h24 che non le concede tregua. “Preferirei avere meno mobilità, non avere la gamba, ma almeno stare senza questo dolore cronico fisso”, racconta.
Il recupero richiede tempo, sia fisicamente sia psicologicamente. Ilenia deve imparare ad adattare i propri movimenti, ma soprattutto trovare un modo per convivere con qualcosa che non può semplicemente lasciarsi alle spalle. “Ci ho messo ben sette anni per accettarlo e riuscire a placarlo psicologicamente”, confida. Un processo lento, durante il quale arriva a considerare quel dolore come una presenza con cui imparare a camminare, anziché combattere continuamente.
Lo sport, invece, è stato sempre la sua àncora di salvezza. Fin dall'adolescenza pratica atletica leggera a livello agonistico, in particolare i 400 metri ostacoli, affiancandola a numerose altre discipline. Durante un periodo familiare difficile, l'attività sportiva aveva rappresentato anche un sostegno personale. Per questo, scoprire di non poter più correre fu uno dei cambiamenti più dolorosi da affrontare.
Ilenia ricorda quanto fosse naturale per lei muoversi liberamente. Di colpo, la consapevolezza di dover adattarsi a una nuova condizione la prova, ma non la blocca.
La possibilità di tornare a praticare attività fisica arriva attraverso la riabilitazione in acqua. All'inizio non sa nuotare, non ama particolarmente quell'ambiente e fatica a coordinare i movimenti. Eppure, proprio in piscina, scopre qualcosa di inatteso: il dolore si attenua.
Quella sensazione la spinge a continuare, fino alla decisione di avvicinarsi all'apnea. Una disciplina che inizialmente deve conoscere da zero e che finisce per trasformare anche il suo modo di rapportarsi al corpo. Imparare a gestire il respiro, controllare le reazioni fisiche e trovare la concentrazione necessaria diventa parte di un percorso che le permette di acquisire maggiore tranquillità e di affrontare diversamente la sofferenza.
La passione per l'agonismo riemerge presto. Arriva il primo record mondiale in mare di apnea lineare, un risultato che l'atleta ricorda soprattutto per il significato personale. Non era la medaglia a contare, ma la dimostrazione di poter tornare a misurarsi con se stessa, imparando regole nuove.
Da allora il suo percorso sportivo si arricchisce di successi internazionali: quattordici record mondiali, quattro titoli mondiali nell'apnea e due nel nuoto pinnato, fino alla medaglia d'oro conquistata ai World Games di Chengdu, in Cina, nell'agosto 2025.
Intanto la sua forza la porta anche fuori dall'acqua. Attraverso "Obiettivo3", il progetto dedicato allo sport paralimpico, scopre la possibilità di tornare a pedalare grazie a una bicicletta adattata che le consente di utilizzare prevalentemente la gamba sinistra. In quel gruppo trova anche una nuova famiglia sportiva, persone con cui condividere allenamenti, esperienze e passioni. Il desiderio di sperimentare non si esaurisce nel ciclismo: si cimenta persino nel paratriathlon, affrontando con le stampelle i cinque chilometri della frazione normalmente riservata alla corsa. “Arrivo sempre ultima”, racconta senza alcun imbarazzo. La prima volta, però, tagliare il traguardo la fa piangere: per un momento prova nuovamente l'emozione di aver corso, pur sapendo di averlo fatto in maniera completamente diversa.
Nella sua storia, ricca di esperienze forti, il rapporto con il proprio corpo non è mai cambiato. Ilenia ci parla apertamente delle proprie limitazioni, senza permettere che siano queste a definire interamente la sua identità. “Cerco sempre di vedere quello che ho e non quello che manca”, spiega. Anche ripensando a quel 2015 arriva a una considerazione che può apparire sorprendente, soprattutto alla luce del dolore con cui convive quotidianamente: “L'incidente non mi ha tolto niente. Mi ha fatto capire le mie potenzialità”.
Oggi lo sguardo è rivolto a un nuovo obiettivo. L'atleta è entrata nella Nazionale italiana di canottaggio paralimpico e vuole tentare la qualificazione alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028. Sa che il livello delle avversarie è altissimo e che aver cominciato questa disciplina relativamente tardi rende il percorso particolarmente impegnativo. Non nasconde le difficoltà, ma nemmeno il desiderio di provarci: “Anche se ho l'1% di possibilità ci proverò con tutta me stessa”.
Noi tiferemo per lei a livello sportivo ma sul piano umano è giusto sottolineare un fatto oggettivo.
Ilenia incarna perfettamente il valore la vita.
Una donna che non si è fermata su quanto sia stata sfortunata in quel 2015 ma ha raccolto le conseguenze, le ha messe insieme creando una nuova e più forte versione di sé, prendendo la quotidianità come dono, opportunità e non come un sacco da riempire di scuse e lamentele.
Chapeau.
Daniele Piersanti







“L'incidente non mi ha tolto niente”. Ilenia Colanero, la lancianese 14 volte primatista mondiale 











