Non è stato un incidente. L’esplosione che nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio ha devastato via Nizza, a Torino, provocando la morte di Jacopo Peretti e il ferimento di cinque persone, è stata accertata come un atto doloso.
Un quarantenne, guardia giurata, è stato arrestato con le accuse di disastro doloso e omicidio volontario. Secondo l’inchiesta, avrebbe appiccato un incendio nell’appartamento al quinto piano per colpire l’ex compagna, che però era altrove, in vacanza.
Le fiamme hanno scatenato un’esplosione violenta verso le 3.15: tre appartamenti distrutti, una porzione dell’edificio crollata, 45 persone evacuate in un centro d’accoglienza allestito d’urgenza. Tra i feriti una famiglia egiziana con una bimba di 6 anni e un dodicenne del piano inferiore.
Jacopo Peretti, 33 anni, laureato e impiegato nella consulenza energetica, non aveva alcun legame con il presunto movente. Amici e familiari lo descrivono come un ragazzo solare. A Mazzè, il paese dove aveva vissuto a lungo, la comunità si è raccolta in preghiera per ricordarlo.
Questa tragedia ricorda con durezza che la violenza privata può diventare un attentato contro chiunque. Non è mai un semplice “fatto personale”: quando la rabbia si fa incendio o esplosione, colpisce chi non c’entra nulla, seminando morte e distruzione.
Servono pene certe, proporzionate alla gravità di questi crimini, perché la giustizia sia davvero di tutela per tutti. Ma la prevenzione passa anche dalla cultura del dialogo: perfino la fine di una relazione, per quanto dolorosa, può e deve essere affrontata con rispetto reciproco. Accettare di parlarsi, riconoscere i propri limiti, sapersi separare senza fare del male, è un dovere di civiltà.
Il fatto è accaduto a Torino, sì, ma vale comunque ovunque: Torino è Roma, Roma è New York. Il mondo è un’unica enorme città. Le tragedie che sembrano lontane ci toccano tutti perché raccontano di persone, non di esseri venuti da chissà dove e, forse, è proprio questo ciò che spaventa, il fatto che l'essere umano può arrivare a compiere azioni veramente gravi, quasi impensabili.
Non voglio fare la morale anche se può sembrare, è semplicemente affermare che pensare di usare violenza invece del confronto, è una dinamica che in qualche modo deve essere sradicata per poter pensare di uscire dal baratro della sofferenza.
Daniele Piersanti







Voleva punire l’ex, ha distrutto un palazzo: successo a Torino ma ci riguarda tutti 












