Abbiamo voluto far passare San Valentino senza critiche ma ora torniamo alla realtà dei fatti delle relazioni. Per molti giovani, infatti, l’esperienza affettiva non è soltanto fatta di emozioni e prime scoperte, ma anche di pressioni, intimidazioni e controllo.
È quanto emerge dal rapporto “Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti” diffuso da Save the Children.
Lo studio fotografa un quadro preoccupante: un adolescente su quattro riferisce di essere stato almeno una volta spaventato dal proprio partner attraverso atteggiamenti aggressivi. Ancora più diffuso il ricorso a parole offensive o minacciose, che hanno coinvolto oltre un terzo dei ragazzi e delle ragazze intervistati.
La violenza non si esprime soltanto attraverso comportamenti espliciti. Sempre più spesso passa dai dispositivi digitali. Un giovane su tre racconta di essere stato monitorato tramite strumenti di geolocalizzazione dal proprio “amore”, un controllo che riduce gli spazi di autonomia e trasforma lo smartphone in uno strumento di sorveglianza.
C’è poi il capitolo, particolarmente delicato, della diffusione non consensuale di immagini intime: il 28% degli adolescenti dichiara di aver vissuto un episodio di questo tipo. Un dato che richiama l’attenzione sul fenomeno del cosiddetto “revenge porn” e sulle sue conseguenze psicologiche e sociali, spesso sottovalutate tra i più giovani.
Le molestie a sfondo sessuale rappresentano un ulteriore campanello d’allarme. Più di quattro adolescenti su dieci hanno ricevuto commenti o avances indesiderate; tra le ragazze la percentuale raggiunge il 50%, segnalando una vulnerabilità maggiore sul piano del genere.
Il quadro delineato dal rapporto evidenzia come dinamiche di possesso e sopraffazione possano radicarsi già nelle prime esperienze sentimentali. Il linguaggio che minimizza — “era solo uno scherzo” — contribuisce a normalizzare comportamenti che invece rientrano nella violenza psicologica e digitale.
Gli esperti sottolineano l’importanza di un’educazione affettiva e digitale che aiuti ragazzi e ragazze a riconoscere i segnali di una relazione malsana: controllo ossessivo, isolamento dagli amici, richieste insistenti di password o localizzazione, pressione per l’invio di immagini intime. Allo stesso tempo, è fondamentale che scuole e famiglie promuovano spazi di ascolto e strumenti di tutela.
Il report invita a non liquidare questi episodi come conflitti adolescenziali passeggeri. Le esperienze di abuso nelle prime relazioni possono lasciare segni profondi e contribuire a perpetuare modelli relazionali disfunzionali anche in età adulta.
Dietro i numeri, ci sono storie di ragazzi e ragazze che si confrontano con un’idea distorta di amore, dove gelosia e controllo vengono scambiati per attenzione. Riportare il dibattito su questi temi significa riconoscere che la prevenzione della violenza di genere e digitale comincia molto prima dell’età adulta, e passa anche dall’ascolto delle nuove generazioni.
Daniele Piersanti








Passato San Valentino, torniamo ai dati preoccupanti dell'"amore" 











