L’app californiana “2wai” sta facendo parlare di sé per la sua capacità di consentire agli utenti di entrare in contatto con persone decedute, attraverso la creazione di avatar fedeli basati su brevi video e registrazioni audio. La promessa è di riprodurre fedelmente la voce, i gesti e, in alcune funzioni premium, anche il carattere di chi non c’è più, offrendo così una forma di continuità digitale con i propri cari. Il video promozionale ha già accumulato circa 40 milioni di visualizzazioni in pochi giorni, alimentando entusiasmo ma anche una vibrante ondata di polemiche.
Il progresso tecnologico, infatti, ha senza dubbio rivoluzionato molti aspetti della nostra vita, e l’idea di poter parlare con i defunti sembra rappresentare un’evoluzione compiuta in un processo di dialogo con il passato.
Tuttavia, questa innovazione solleva immediatamente degli interrogativi cruciali:
- Fino a che punto le proiezioni di questa tecnologia rischiano di compromettere il rapporto autentico che si aveva con il proprio caro?
- La possibilità di ricostruire e interagire con un’immagine digitale di una persona scomparsa, anche se potente, non mina forse quella parte emotiva, autentica, “di cuore” che un programma artificiale non potrà mai cogliere al 100%?
Se da un lato la tecnologia può offrire conforto e un senso di vicinanza a chi si trova ad affrontare la perdita o magari dopo tanti anni la mancanza di una persona che non c’è più, dall’altro bisogna interrogarsi se questa modalità possa veramente sostituire quello che di più umano non c’è, le emozioni...
Al lettore la riflessione...
Daniele Piersanti







Parlare con i defunti grazie a un'app: tra innovazione e dilemmi emotivi 












