domenica 25 ottobre 2026     +39.347.3268683     redazione@iltrafiletto.it
Il Trafiletto notizie su Teramo e Abruzzo in tempo reale

ico title sx Pamela Genini e quel Codice Rosso non attivato che poteva salvarla ico title dx

Approfondimenti

Si chiamava Pamela Genini e aveva 29 anni. Un passato da modella, un presente pieno di nuovi progetti, un futuro che sembrava pronto ad aprirsi ma tutto questo si è spento lo scorso 14 ottobre 2025.

La giovane è stata uccisa a Milano, nel suo appartamento, dall’ex compagno 52enne Gianluca Soncin con molteplici coltellate al culmine di una lite, l’ennesima.

Per comprendere davvero questa storia, purtroppo già molto nota, bisogna tornare indietro di un anno e focalizzarci su dei passaggi che, forse, avrebbero cambiato il corso della vicenda.

Nel 2024, Pamela aveva già chiesto aiuto. Si era presentata al pronto soccorso di Seriate con contusioni, graffi, capelli strappati e un dito fratturato. Raccontò ai medici di essere stata picchiata da Soncin. Disse chiaramente di avere paura.

In casi come questo, dopo domande ben specifiche poste alla vittima, atte a capire il livello di pericolosità della situazione, la legge italiana prevede un meccanismo preciso: il Codice Rosso.

Quest’ultimo è stato introdotto nel 2019 per garantire una corsia preferenziale alle vittime di violenza domestica o di genere. L’idea, sulla carta, è semplice e potentissima: quando qualcuno trova il coraggio di parlare, il meccanismo dietro il Codice, deve mobilitarsi subito, ripetiamo, deve! Poiché l’intervento deve essere rapido ed efficace.

Le tappe? Esse prevedono che le Forze dell’Ordine comunichino immediatamente la notizia di reato al Pubblico Ministero (PM), il quale deve ascoltare la vittima entro 3 giorni per valutare la situazione e avviare le indagini, disponendo misure cautelari se necessario mente la vittima può essere indirizzata a centri antiviolenza e ricevere supporto psicologico, legale e sociale.

Di base è un salvavita. Un interruttore pensato per spezzare la catena della violenza prima che sia troppo tardi.

Ma c’è un punto critico: perché funzioni, qualcuno deve premerlo.

Nel caso di Pamela, quel pulsante è rimasto fermo. Il suo racconto è stato registrato in un referto medico, ma non si è trasformato in un segnale d’allarme. Nessuna procedura si è attivata. Nessun passaggio successivo è avvenuto. Il Codice Rosso è rimasto un titolo di legge invece che diventare un gesto di protezione.

E allora la riflessione non riguarda solo un singolo caso, ma una domanda più ampia e scomoda: a cosa serve una legge non applicata?

La sicurezza non comincia nelle aule dei tribunali. Comincia molto prima: nel momento in cui qualcuno riconosce che una frase come “Ho paura che mi ammazzi” non è un’esagerazione, non è un bisticcio con qualche ora di broncio l’un l’altro che culmina con un abbraccio, né tantomeno è qualcosa da rimandare. È un futuro annunciato.

Noi che facciamo questo lavoro, le notizie le riportiamo, ma la parte umana brucia nella rabbia, perché scrivere di un ennesimo omicidio, di cui non spetta a me risalire a chi dare le colpe, non è fisiologicamente accettabile. Sarebbe accettabile la notizia: “Codice Rosso attivato e donna salvata: il compagno allontanato e punito”. Questo è fisiologicamente giusto in un mondo dove i cattivi dovrebbero ricerevere conseguenze, non gli innocenti.

Invece, quel futuro che di base non si può prevedere, in questo caso era praticamente “annunciato”, come scritto, solo che alla fine dei conti chi ha vinto tra il bene e il male?

Rispondete voi.

Daniele Piersanti

Il Trafiletto testata giornalistica online, registrata nella sezione stampa del Tribunale di Teramo in data 29/11/2022 con n. 715

Direttore Responsabile: Nikasia Sistilli
Società editrice: ORBIS s.r.l.
Codice fiscale e P. Iva: 02130190677 - Numero REA: TE – 206249
Sede legale: via Emidio Ambrosi 31 - 64100 Teramo TE

+39.347.3268683

redazione@iltrafiletto.it
direzione@iltrafiletto.it
commerciale@iltrafiletto.it