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ico title sx In centro a Pescara, presa di mira perché “diversa”: l'episodio di Mia che deve far riflettere ico title dx

Approfondimenti

Nel 2025, nel cuore delle nostre città, paesi e persino tra le montagne, esistono persone che si ostinano a discriminare e giudicare chi non rientra nei loro schemi: fareste fatica a riconoscerle se stessimo tutti in silenzio in una stanza perché hanno le nostre stesse sembianze. Eppure, in questi uomini e in queste donne persiste ancora un’idea deformata di quello che definiscono “diverso”.

Perché deformata?

Questo termine, per quanto poco carino sia, crea infatti barriere tra le persone e chi lo intende etimologicamente, “diversus”, participio passato del verbo latino “divertere” ossia “deviare”, pensa che questa “deviazione” sia passabile di giudizi, esclusioni e discriminazioni.

Ed è proprio con questa visione della natura che molti hanno, per fortuna non tutti, che ha dovuto fare i conti la 35enne abruzzese Mia, una donna che da 3 anni ha terminato la sua transizione da ragazzo a ragazza.

Qualche sera fa - mi racconta la donna - dopo aver parcheggiato l’auto in centro a Pescara, in fondo a Corso Vittorio Emanuele II, lei e suo marito Dennis, di un anno più grande, sono stati seguiti e provocati da due individui che spesso stazionano in quella zona.

Le frasi rivolte ai due giovani come “Che bella coppia”, detto ironicamente, “Hey!” accompagnato da fischi provocatori, “Sto parlando con voi” oltre che “Trans, ti giri?”, non erano battute innocue ma frecce mirate a intimidire, disturbare, quasi a ricordare alla giovane che, agli occhi di alcuni, la sua identità la rende “diversa”.

Per evitare che la situazione degenerasse, Mia si è dovuta allontanare insieme a suo marito, sì perché i due sono sposati dal 2022, con il cuore in gola e la paura che già conosce troppo bene. Non è la prima volta, infatti, che i ragazzi si trovano a dover evitare eventuali confronti solo per vivere in pace le loro uscite.

Mia, per quel poco che abbiamo parlato, mi è sembrata una persona semplice, solare, disponibile a chiarirmi qualsiasi dubbio o curiosità. E’ una ragazza che ama il suo compagno, lavora e vive con umiltà e rispetto, senza provocare nessuno.

La sua storia che non deve generare tenerezza ma, anzi, deve servire per riflettere in maniera attiva su come quella “deviazione dalla normale natura”, per quanto la normalità sia un concetto relativo, dovrebbe essere intesa come un’opportunità di crescita.

E’ una frase fatta? Direi di no dal momento che l’ho testata personalmente.

La chiacchierata con Mia mi ha aperto un mondo grazie alle sue esperienze, così profonde e stimolanti rispetto a quello che magari ho potuto vivere io.

E’ questo il bello.

Se iniziassimo a intendere l’altro come una persona che può migliorarci con quello che può insegnarci, il concetto negativo di “diverso” sarebbe cancellato e lascerebbe il posto al “diverso come opportunità di essere migliori domani se solo ascoltassimo invece di aprire bocca oggi per giudicare senza averne diritto”.

Daniele Piersanti

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