Esistono persone che non smettono mai di servire, neppure quando è il loro corpo a chiedere aiuto. Il professor Federico Rea, eccellenza italiana nella chirurgia toracica e nella trapiantologia polmonare, lo ha dimostrato il 9 luglio 2025, quando – febbricitante e cosciente della sua condizione – ha deciso comunque di indossare il camice e salvare un paziente di 70 anni affetto da una fistola tracheo-esofagea. Un intervento delicato, complesso, ma riuscito. Un gesto che però ha segnato l’ultimo atto della sua carriera e della sua vita.
Rea è spirato il giorno seguente, il 10 luglio, nel reparto di Terapia Intensiva del Policlinico di Padova, lo stesso ospedale dove per anni ha operato con rigore, umanità e un’instancabile dedizione. Aveva 68 anni e ricopriva il ruolo di direttore della Chirurgia Toracica e del Centro Trapianti di Polmone dell’Università di Padova. In oltre quarant’anni di attività aveva eseguito più di 4.000 interventi e oltre 300 trapianti, guadagnandosi il rispetto e la gratitudine di pazienti, colleghi e istituzioni.
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo non solo nella comunità medica, ma anche nell’opinione pubblica. Parole di profonda stima sono arrivate dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia e dalla rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli.
La sua scelta di entrare in sala operatoria pur debilitato è molto più che un semplice atto di dedizione: è un messaggio.
In un'epoca in cui la medicina è sempre più burocratizzata, Rea ha incarnato il senso profondo del giuramento di Ippocrate. Ha fatto della cura una missione totale, fino all’estremo.
Il paziente operato, oggi salvo grazie a quel gesto, è il simbolo vivente dell'eredità lasciata da Rea. Ma il vero testamento è etico e umano: insegnare che la medicina, prima di tutto, è servizio.
Daniele Piersanti







Il chirurgo eroe. Rea salva un uomo e muore poche ore dopo 












