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ico title sx Roberta Ponziani porta Montorio al Vomano nel Mondiale di motociclismo: una vita a tutta velocità ico title dx

Attualità
Cronaca

Una storia tra circuiti internazionali, sacrifici e il lavoro nella pasticceria di famiglia

Tra una gara del Mondiale di motociclismo e il ritorno a Montorio al Vomano, Roberta Ponziani continua a dividersi tra due realtà che sembrano lontanissime.

La pilota abruzzese, protagonista da anni nelle competizioni femminili internazionali, passa dai paddock, dalle trasferte e dai circuiti alla pasticceria di famiglia, dove lavora quando non è impegnata con le corse. A 30 anni, entrambe fanno parte della stessa vita e anche del sacrificio necessario per continuare a inseguire un percorso che, a un certo punto, aveva temuto di dover interrompere.

Il primo contatto con una due ruote, la giovane, lo ha proprio a Montorio, all’interno di una pista destinata alle macchinine telecomandate, e da quel momento comincia un cammino che attraversa minimoto e Campionato Italiano. Crescendo, però, aumentano anche i costi e il passaggio alle categorie superiori non può seguire soltanto il talento o la volontà: per salire su una due ruote diversa servono possibilità economiche importanti.

È anche per questo che l’approdo alle cilindrate maggiori arriva relativamente tardi, intorno ai 18 anni. Nel tempo corre nel Supersport 300, Yamaha R3 Cup e ancora nel panorama nazionale, cercando ogni volta di tenere insieme ambizione e possibilità monetaria. Più di una volta si è infatti trovata davanti alla possibilità concreta che quel percorso potesse fermarsi – ci confida - ma non perché non ci credesse, ma continuare a gareggiare richiede risorse difficili da sostenere stagione dopo stagione.

La direzione cambia però nel 2020, quando la nascita delle competizioni femminili apre scenari che fino a poco prima non esistevano. Ponziani entra subito in quel nuovo spazio trovando risultati importanti, podi e lotte per la vittoria, fino a raggiungere il livello internazionale. È il passaggio che le permette di trasformare una carriera rimasta per anni in equilibrio in qualcosa di nuovo, portandola infine nel FIM Women’s Circuit Racing World Championship, dove nel 2026 disputa la terza stagione consecutiva in sella alla Yamaha.

Il Mondiale, tuttavia, non cancella tutto ciò che serve per riuscire a esserci. Il motociclismo resta uno sport che richiede molti sacrifici e la 30enne continua a lavorare nell’attività di famiglia anche per poter sostenere gli impegni legati alle corse. L’idea di mollare – ammette - è comparsa più di una volta, soprattutto nei momenti in cui il peso economico e quello personale diventavano più difficili da conciliare. Finora però ha prevalso un pensiero diverso: "Penso di non aver ancora fatto tutto quello che posso fare".

Dentro questa crescita c’è anche un movimento femminile che, secondo la pilota abruzzese, ha compiuto passi enormi senza aver ancora raggiunto una piena parità di considerazione. La nascita prima delle competizioni europee e poi del Mondiale ha aumentato sicuramente visibilità e opportunità, ma resta la sensazione che queste categorie vengano ancora percepite come qualcosa di secondario. "C'è ancora quel senso un po' di inferiorità", racconta, parlando di un ambiente che in alcuni casi continua a essere visto quasi come "un campionato di Serie B".

Se negli ultimi anni il motorsport “rosa” le ha offerto possibilità che prima erano molto più limitate, lungo il percorso Roberta ha potuto contare anche su una presenza rimasta costante per molto tempo: quella di suo padre. Per anni è stato lui ad accompagnarla alle gare e nelle trasferte, seguendo da vicino una passione iniziata quando era ancora bambina. Solo con l’arrivo del Mondiale e dei viaggi più impegnativi quella presenza fisica si è fatta meno frequente, soprattutto per le difficoltà legate all’età anche se il tipo per la figlia continua senza sosta, ci dice la 30enne.

Quando il weekend entra nel vivo poi, per la giovane cambia anche il modo in cui vive ciò che le sta intorno. Tende a isolarsi, soprattutto negli appuntamenti in cui sente di avere qualcosa di importante da giocarsi. Non tutte le domeniche hanno lo stesso peso: incidono il circuito, la classifica e ciò che può significare quel risultato. Le prove italiane portano con sé una pressione particolare, perché correre davanti a persone conosciute e su un terreno percepito come più vicino aumenta inevitabilmente le aspettative.

Tra le giornate affrontate con questa tensione, una ha finito per occupare un posto particolare nella sua carriera. Il 3 maggio 2025, a Cremona, Roberta conquista la prima vittoria nel Mondiale superando nell’ultimo giro la compagna di squadra Maria Herrera, che al termine della stagione sarebbe diventata campionessa del mondo. Non è stato soltanto il primo successo iridato: è arrivato in Italia e davanti alla pilota che pochi mesi più tardi avrebbe conquistato il titolo. "È una gara che porterò sempre dentro", ci confessa la montoriese.

Al di là dei circuiti, delle classifiche e delle domeniche trascorse in pista, c’è però un punto verso cui continua a tornare: Montorio. Qui ci sono la famiglia, il lavoro e quella dimensione che associa alla tranquillità e alla sensazione di essere a casa. È dallo stesso paese in cui, a nove anni, è cominciato quasi per caso il rapporto con una moto che la ragazza continua ancora oggi a ripartire.

La frase guida che indirizza Roberta è quindi avere sì un porto sicuro dove poter tornare quando vuole ma non smettere mai di sentire di avere ancora tanto da dare prima di poter dire di aver tagliato l’ultimo traguardo.

Daniele Piersanti

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