Un semplice ingrediente, un tweet sul social Truth, e il Paese torna a discutere di zucchero, bibite e politica. Donald Trump ha sorpreso l’opinione pubblica con un annuncio destinato a far rumore: "Ho parlato con Coca-Cola. Torneranno a usare zucchero di canna nelle lattine americane". L’azienda, dal canto suo, non ha confermato il cambio di ricetta, limitandosi a preannunciare "novità in arrivo".
Dietro a quella che potrebbe sembrare una trovata pop, si muove una complessa partita economica e politica. Attualmente, la Coca-Cola venduta negli Stati Uniti contiene sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (HFCS), un dolcificante economico ma al centro di numerose critiche da parte di nutrizionisti e attivisti della salute pubblica. Diverso il caso di mercati come l’Europa o il Messico, dove la ricetta prevede lo zucchero di canna.
L’annuncio presidenziale si inserisce in un momento già turbolento per la Casa Bianca. Con il presidente della Federal Reserve sotto pressione e nuovi sviluppi nel caso Epstein, la mossa sul fronte Coca-Cola sembra offrire a Trump un’occasione per riconnettersi con l’elettorato su un tema sorprendentemente popolare: la nostalgia del "vero sapore".
Il cambio potrebbe però avere conseguenze significative.
Lo sciroppo di mais è prodotto principalmente in stati agricoli come l’Iowa, cuore pulsante dell’elettorato repubblicano. Secondo i produttori, una sostituzione di massa rischierebbe di mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro. Di contro, l’industria dello zucchero – con la Florida in testa – potrebbe trarre vantaggio, consolidando l’influenza economica in un altro feudo conservatore.
C’è anche una dimensione internazionale: buona parte dello zucchero di canna viene importata dal Brasile, paese su cui Trump ha imposto dazi al 50%. Una contraddizione che potrebbe creare nuove tensioni commerciali.
L’altro attore di questa complessa partita è Robert F. Kennedy Jr., ministro della Sanità e promotore della campagna MAHA – Make America Healthy Again. Da mesi Kennedy spinge per eliminare gli ingredienti ritenuti responsabili dell’aumento dell’obesità e delle malattie metaboliche, con lo sciroppo di mais in cima alla lista nera.
Non è la prima volta che il rapporto tra Trump e Coca-Cola finisce sotto i riflettori. Il tycoon ha più volte criticato pubblicamente la Diet Coke, accusandola di "far ingrassare", salvo poi ammettere di berla quotidianamente. Famosa la presenza di un pulsante dedicato alla bevanda sulla sua scrivania nello Studio Ovale, una trovata diventata leggenda urbana e simbolo del suo stile presidenziale.
Nel 2021, Coca-Cola fu tra le aziende che si espressero contro le restrizioni al voto promosse dai repubblicani in Georgia. Trump non la prese bene, ma i rapporti si sarebbero poi distesi, fino alla recente consegna di una bottiglia commemorativa poco prima del suo secondo giuramento.
A ben vedere, più che un semplice cambio di dolcificante, quella proposta da Trump è una mossa che intreccia cultura pop, nostalgia americana, battaglie salutiste e strategie elettorali. Resta da capire se si tradurrà davvero in un cambiamento sulle linee di produzione... o se resterà solo l’ennesima bolla.
Daniele Piersanti







Cambia la Coca-Cola? Trump "riscrive" la ricetta più famosa del mondo 












