Ci sono uomini che diventano miti. E ci sono miti che non smettono mai di parlare al cuore delle persone, anche decenni dopo la loro scomparsa. Ayrton Senna da Silva se ne andava il 1º maggio 1994, trentuno anni fa, in una curva maledetta del circuito di Imola. Ma la sua leggenda, il suo sguardo fiero, il suo casco giallo, continuano a brillare nel firmamento della Formula 1 e della memoria collettiva.
Era domenica, giorno di gara. Il Gran Premio di San Marino stava già lasciando dietro di sé un inquietante senso di tragedia: il venerdì aveva visto il tremendo incidente di Rubens Barrichello, miracolosamente sopravvissuto. Il sabato, l’austriaco Roland Ratzenberger aveva perso la vita durante le qualifiche. La domenica, il cuore del motorsport si fermò per sempre alla curva Tamburello.
Senna, al volante della sua Williams FW16, uscì di pista al settimo giro. L’impatto fu devastante. Il mondo intero guardò in silenzio, mentre la bandiera rossa sventolava e l’elicottero portava via il corpo ferito di un eroe. Poche ore dopo, la notizia che nessuno voleva sentire: Ayrton Senna era morto.
Aveva 34 anni. Tre titoli mondiali, 41 Gran Premi vinti, 65 pole position. Ma i numeri non bastano a raccontare Ayrton. Perché Senna era qualcosa di più: era intensità pura, talento assoluto, spiritualità profonda. Correva come pochi altri sapevano fare, ma soprattutto correva per il suo popolo. Ogni vittoria era dedicata al Brasile, alla sua gente, ai bambini per cui sognava un futuro migliore. E infatti, dopo la sua morte, nacque la Fundação Ayrton Senna, che ancora oggi aiuta milioni di giovani nel suo paese.
La tragedia di Imola segnò uno spartiacque nella storia della Formula 1. Da quel momento nulla fu più come prima. Cambiarono le regole, si investì sulla sicurezza, si ridisegnarono i circuiti. Senna morì, ma salvò molte vite.
Il suo sguardo – quello che si intravedeva sotto la visiera, intenso, determinato, quasi mistico – è diventato un’icona senza tempo. Come la sua frase: “Se un giorno dovessi morire facendo quello che amo, non ho rimpianti.”
Oggi, 1º maggio, Imola lo ricorda. I tifosi arrivano con bandiere, foto, caschi. Lì dove la sua corsa si è fermata, ogni anno si riaccende una fiamma. Quella del ricordo. Quella di Ayrton Senna, il campione che non è mai davvero uscito di pista.
Daniele Piersanti







1º maggio 1994: la Formula 1 perde una leggenda 












