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ico title sx Dal viaggio tra i piccoli pazienti oncologici al sogno di un nuovo ospedale: ecco il progetto "Santa Claus Hospital" ico title dx

Approfondimenti

Un ospedale pediatrico pensato non solo come luogo di cura, ma anche come spazio capace di accogliere, sostenere e accompagnare i bambini malati e le loro famiglie. È l’idea alla base del progetto “Santa Claus Hospital”, iniziativa ancora in fase preliminare nata dal percorso del Babbo Natale dei Bambini, un uomo di Taglio di Po, piccolo paese in provincia di Rovigo, che da anni attraversa l’Italia in auto, a proprie spese, per andare a trovare piccoli pazienti oncologici e famiglie che lo contattano.

Un impegno portato avanti lontano dai riflettori, che nel tempo gli ha permesso di entrare in contatto con tante storie di sofferenza e con bisogni spesso meno visibili: quelli dei bambini costretti ad affrontare lunghi percorsi di cura e quelli dei genitori che, davanti alla malattia di un figlio, finiscono spesso per mettere completamente da parte se stessi.

Secondo quanto riferito dai promotori, l’idea di realizzare un ospedale pediatrico nasce circa 15 anni fa e trova sin da subito il sostegno di Chiara Mormile e Luca Micucci, moglie e marito, rispettivamente presidente e membro del consiglio direttivo dell’associazione “Un Battito di Ali”, realtà che affianca e sostiene l’attività del Reparto di Cardiologia e Cardiochirurgia Congenita e Pediatrica degli Ospedali Riuniti di Torrette di Ancona.

Da quell’intuizione, rimasta a lungo un sogno, il progetto ha iniziato ora a strutturarsi con la nascita di un comitato che, nelle intenzioni dei promotori, seguirà l’iter dell’iniziativa. A guidarlo sarà il Babbo Natale dei Bambini come presidente, con Chiara Mormile nel ruolo di vicepresidente e Luca Micucci come tesoriere.

Il “Santa Claus Hospital”, così come immaginato dai promotori, dovrebbe essere una struttura pediatrica capace di unire assistenza sanitaria, accoglienza e attenzione alla dimensione emotiva dei piccoli pazienti e dei loro familiari. La stima indicativa comunicata per la realizzazione dell’opera è di circa 300 milioni di euro, comprensivi di terreno, struttura e strumentazione interna. Si tratta, viene precisato, di una prima valutazione riferita a un progetto che dovrà affrontare passaggi burocratici, organizzativi, autorizzativi ed economici ancora da definire.

Il nome scelto, “Santa Claus Hospital”, è volutamente in inglese. Una decisione simbolica, spiegano il Babbo, Chiara e Luca, perché l’intento dichiarato è quello di immaginare un luogo aperto a tutti. Chiamarlo solo in italiano, raccontano, avrebbe potuto dare l’idea di una struttura pensata esclusivamente per le famiglie della nostra Penisola, mentre il desiderio è quello di costruire un progetto capace di guardare oltre i confini nazionali.

Nelle intenzioni del comitato, l’ospedale dovrebbe essere un ambiente positivo, capace di ridurre il più possibile l’ansia dei bambini. Per questo vengono immaginate stanze con pareti colorate, personaggi divertenti e camici dei medici non tradizionali, anch’essi colorati, così da rendere meno freddo e spaventoso l’impatto con la cura.

Uno degli aspetti centrali riguarda anche i genitori. L’idea illustrata dai promotori prevede che ogni stanza destinata a un piccolo paziente possa essere affiancata da uno spazio per la mamma e il papà, in modo da favorire la vicinanza durante il ricovero. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a 500 posti letto per i bambini e ad altrettanti spazi per i familiari.

All’interno della struttura, inoltre, potrebbero trovare posto servizi di prima necessità pensati per chi accompagna i bambini nel percorso di cura. Il Babbo Natale dei Bambini racconta di aver incontrato, nel corso della sua missione, genitori arrivati da regioni lontane, senza punti di riferimento fuori dall’ospedale e completamente assorbiti dalla malattia del figlio. Anche la possibilità di avere a disposizione servizi utili alla quotidianità, restando vicino al proprio bambino, rappresenterebbe secondo lui un sostegno concreto per continuare a sentirsi persone, non solo familiari di un paziente.

Chiara Mormile e Luca Micucci spiegano di aver scelto di sostenere il progetto perché, accanto al lavoro già portato avanti con l’associazione “Un Battito di Ali”, l’idea di un ospedale pediatrico rappresenterebbe un ulteriore passo per stare accanto a chi soffre.

I promotori chiariscono anche un altro aspetto: qualora il progetto dovesse arrivare a realizzazione, i loro nomi non comparirebbero all’interno dell’ospedale. Una scelta che, spiegano, nasce dalla volontà di non legare la struttura ai fondatori, ma di immaginare un luogo dedicato alle persone e capace di ricordare tutte le storie incontrate lungo il cammino.

L’orizzonte indicato dai promotori è quello di provare ad arrivare all’apertura entro il 2031. Una prospettiva che resta legata all’evoluzione dell’iniziativa, alla definizione dell’iter, alla sostenibilità economica del progetto e agli eventuali passaggi istituzionali necessari. Anche la sede non è stata individuata: la Regione in cui potrebbe sorgere l’ospedale sarà valutata, spiegano, in base alle risposte, alla collaborazione e agli eventuali sostegni che potranno arrivare dai territori e dalle istituzioni.

Daniele Piersanti

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