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ico title sx «Papà ha venduto la mia bici per giocare alle macchinette»: quando la ludopatia divora una famiglia ico title dx

Il racconto affidato a una lettera scritta dal figlio 14enne: "Vorrei indietro la bici ma prima di tutto il mio papà"

"Mi chiamo Giacomo (nome di fantasia, ndr), ho 14 anni e vorrei raccontare una cosa che mi fa stare male.
Qualche mese fa avevo una bicicletta elettrica. Per me era importante, perché la usavo per andare dagli amici, per uscire un po’ e per sentirmi più indipendente.
Un giorno mio padre mi ha detto che doveva venderla. All’inizio non capivo il motivo. Poi ho scoperto che aveva bisogno di soldi perché gioca alle macchinette.
Mio padre gioca spesso. Dice sempre che quella sarà l’ultima volta, che recupererà i soldi persi e che poi smetterà. Però non succede mai. Perde soldi e poi cerca altri soldi per continuare a giocare.
Alla fine ha venduto anche la mia bicicletta.
Quando l’ho saputo mi sono arrabbiato tantissimo. Non tanto per la bici, anche se mi dispiace molto, ma perché ho capito che il gioco per lui era diventato più importante di una cosa che apparteneva a suo figlio.
Io non voglio parlare male di mio padre. Gli voglio bene. Vorrei solo che capisse che questa cosa sta facendo male anche a noi.

Io vorrei riavere la mia bicicletta, certo. Ma soprattutto vorrei riavere mio padre senza le macchinette".

La lettera che scrive Giacomo ci tocca nel profondo, perché è la rappresentazione reale di ciò che accade quando c'è una dipendenza da gioco. Una dipendenza che non brucia soltanto denaro. Dietro la ludopatia possono arrivare debiti, menzogne, prestiti disperati, fino a rischiare di distruggere una famiglia. Il problema è che la ludopatia non finisce quando finisce il denaro nel portafoglio.

Quando i risparmi vengono divorati, possono cominciare i prestiti. Prima quelli chiesti ad amici e parenti, poi il ricorso a finanziamenti, anticipi, vendite di oggetti di casa e qualsiasi altra possibilità per recuperare liquidità. Nei casi più gravi, la necessità ossessiva di continuare a giocare può spingere una persona a cercare denaro fuori dai circuiti regolari. È qui che il dramma può diventare ancora più pericoloso.

Certo, resta poi una contraddizione difficile da ignorare. Da una parte si combatte la dipendenza dal gioco, dall’altra il gioco è disponibile ovunque e le vincite continuano ad avere una visibilità enormemente superiore rispetto alle vite rovinate dalle perdite. In Abruzzo il fenomeno presenta livelli di consumo e di spesa importanti. Negli appunti raccolti si parla di circa 40 mila persone a rischio dipendenza su una popolazione di quasi 1,3 milioni di abitanti. Preoccupa anche l’abbassamento dell’età di chi si avvicina alle scommesse e ai giochi d’azzardo, con la presenza anche di minorenni. Ammettere il problema resta il primo passo.

Chi sente di non riuscire più a controllare il gioco può rivolgersi ai SerD presenti nelle ASL territoriali, dove sono previsti percorsi di accoglienza, valutazione e sostegno. Esiste anche il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo, al numero 800 55 88 22, oltre ai gruppi di auto-mutuo-aiuto come i Giocatori Anonimi. Il punto, però, è intervenire prima che non resti più nulla da vendere. Prima della bicicletta di un figlio. Prima dei debiti. Prima che qualcuno che amiamo un giorno ci guardi e non riconosca più la persona che era abituato a vedere. Prima che le azioni condizionino la felicità di chi ci circonda. 

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