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ico title sx Abruzzo, zero morti sul lavoro tra gennaio e febbraio 2026: segnale positivo nel quadro nazionale ico title dx

Calano i decessi in Italia, ma restano alti rischi per stranieri e over 65

Nei primi due mesi del 2026 emergono segnali incoraggianti sul fronte della sicurezza sul lavoro in Italia, anche se il quadro generale resta complesso. A sottolinearlo è Mauro Rossato, alla guida dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che evidenzia come una diminuzione della mortalità protratta per due mesi consecutivi rappresenti un evento piuttosto raro negli ultimi anni. Un dato che potrebbe indicare un possibile cambio di direzione, pur in presenza di numeri ancora rilevanti.

Tra gennaio e febbraio si contano complessivamente 102 vittime, un valore inferiore del 26,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i decessi erano stati 138. Di queste, 72 persone hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, mentre 30 sono decedute nel tragitto casa-lavoro.

L’analisi territoriale mette in luce differenze marcate tra le regioni. A febbraio 2026 risultano sopra la soglia critica – con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale di 3 morti per milione di lavoratori – Molise, Liguria, Toscana, Campania, Sicilia e Piemonte. In una fascia intermedia si collocano Lazio, Lombardia, Veneto, Umbria e Puglia, mentre livelli più contenuti si registrano in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Marche. In alcune regioni – Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta – non sono stati segnalati decessi sul lavoro nel periodo considerato.

Guardando ai numeri assoluti, la Lombardia registra il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (13), seguita da Toscana (9) e Campania (8). Piemonte e Lazio contano 7 decessi ciascuno, mentre Sicilia e Veneto si fermano a 6. Più contenuti i dati nelle altre regioni.

L’età dei lavoratori si conferma un fattore determinante. Il rischio più elevato riguarda gli over 65, con un’incidenza pari a 12,7 decessi per milione di occupati. Seguono i giovani tra i 15 e i 24 anni (5,7) e la fascia 55-64 anni (4,6). In termini numerici, però, sono proprio i lavoratori tra i 55 e i 64 anni a registrare il maggior numero di vittime.

Un calo significativo riguarda la componente femminile: le donne decedute sono 8, quasi la metà rispetto all’anno precedente. Cinque di loro hanno perso la vita durante il lavoro e tre negli spostamenti casa-lavoro.

Particolarmente critica resta la situazione dei lavoratori stranieri. Su 102 vittime totali, 30 appartengono a questa categoria. Il loro indice di mortalità è superiore di oltre tre volte rispetto a quello degli italiani: 8,1 contro 2,4 decessi per milione di occupati.

Per quanto riguarda i comparti produttivi, i settori maggiormente colpiti sono Trasporti e Magazzinaggio, Attività Manifatturiere e Costruzioni. Anche l’analisi temporale evidenzia una distribuzione non uniforme degli incidenti: il giovedì risulta il giorno con il maggior numero di eventi mortali, seguito da lunedì e venerdì.

Sul fronte complessivo degli infortuni, le denunce presentano un lieve incremento. A fine febbraio 2026 si contano 91.912 segnalazioni, in crescita del 2,6% rispetto alle 89.556 dello stesso periodo del 2025. Il numero più alto si registra nelle Attività Manifatturiere, seguite da Sanità, Costruzioni, Trasporti e Commercio.

Le denunce riguardano prevalentemente lavoratori uomini (56.855), ma anche la componente femminile è significativa con oltre 35 mila casi. I lavoratori stranieri rappresentano circa un quinto del totale delle segnalazioni.

L’indicatore utilizzato per confrontare il fenomeno tra territori diversi è quello dell’incidenza, che misura il numero di decessi per milione di occupati. Proprio questo parametro consente di classificare le regioni secondo una scala che va da situazioni a basso rischio (valori inferiori al 75% della media nazionale) fino a quelle con livelli superiori al 125%, considerate le più critiche.

Nel complesso, i dati mostrano un miglioramento rispetto all’anno precedente, ma anche la necessità di mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che continua a incidere in modo significativo sul mondo del lavoro.

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