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ico title sx Camilla Scianitti, la pinetese che non si è fermata a quel 16 agosto 2017 ico title dx

Attualità
Cronaca

Una storia di rinascita costruita senza rinunce

Ci sono eventi che dividono la vita in due parti nette, come una linea tracciata senza preavviso. Per Camilla Scianitti, pinetese classe 1992, quella linea ha una data precisa: 16 agosto 2017. Una mattina come tante, un tragitto familiare verso il lavoro, poi il vuoto. Di quell’incidente, avvenuto a Pineto nello scontro tra la sua auto e un furgone, non conserva memoria diretta. La sua storia, per quel tratto, le è stata restituita dalle parole degli altri: il racconto del padre, i dettagli ricostruiti a posteriori, le conseguenze incise nel corpo.

Il risveglio non è stato solo clinico. È stato, soprattutto, esistenziale. Dopo 45 giorni trascorsi nell’ospedale di Teramo tra rianimazione, neurochirurgia e un lungo periodo di riabilitazione a Montecatone, nel Bolognese, Camilla si è trovata davanti a una realtà che non concede scorciatoie: la perdita dell’uso delle gambe. Ma la presa di coscienza non è stata immediata né lineare. All’inizio una sorta di sospensione, quasi un’illusione che tutto potesse tornare com’era, ci dice. Poi è arrivato il tempo, più duro, della comprensione.

Accanto a lei, in ogni fase di questo percorso, la famiglia ha rappresentato un punto fermo essenziale: il padre Lorenzo, la madre Irene e la sorella Giulia, sono stati presenza costante, sostegno concreto e affettivo nei momenti più complessi, contribuendo a darle la forza necessaria per affrontare il cambiamento.

È in questo passaggio che si misura davvero la profondità di una persona. Non tanto nel momento dell’impatto, quanto in quello successivo, quando il dolore si fa consapevolezza. Camilla non nasconde che l’elaborazione è stata complessa, attraversata da difficoltà emotive profonde. Ma proprio lì, in quella frattura, emerge il tratto che oggi la definisce: una determinazione che non ha nulla di retorico, perché non cancella la fatica, ma la fa amica.

Prima dell’incidente la sua era una vita dinamica, fatta di movimento continuo: sport, uscite, energia spesa senza pensarci. Dopo quel 16 agosto? Tutto uguale.

E’ qui la forza profonda di Camilla perché parliamo di una ragazza che ha deciso di non cambiare ma interpretare il movimento sotto un altro significato. Nessuna rinuncia, solo una riorganizzazione del vivere quotidiano, un adattamento che non coincide con l’arrendersi, ma con il ridefinirsi.

La giovane, infatti, non ha smesso di cercare uno spazio attivo nel mondo. Lo sport è tornato, in una nuova declinazione: le bocce. Una disciplina che richiede precisione, concentrazione, equilibrio interiore. Insieme al compagno di squadra Andrea Angelini, ha raggiunto un risultato importante, conquistando il terzo posto ai campionati italiani nel 2024. 

Parallelamente, si è aperto un altro orizzonte: quello dell’impegno politico. Un interesse maturato nel tempo, divenuto una scelta concreta, fino ad essere eletta due anni fa, ricevendo poi le deleghe da assessore allo sport e alle politiche sociali. Un incarico che, alla luce della sua esperienza, assume un valore particolare.

Il suo ingresso nelle istituzioni non nasce da un racconto da esibire, ma da uno sguardo maturato attraverso esperienze che hanno cambiato profondamente il modo di leggere la realtà. Quando certe cose le attraversi davvero, le priorità si rimettono in ordine da sole: ciò che prima poteva sembrare secondario acquista peso, urgenza, concretezza. È da questa consapevolezza che prende forma il suo impegno, come volontà di incidere e non semplicemente di esserci.

Allo stesso modo, la sua storia non si lascia ridurre a una narrazione rassicurante. Non è lineare, non è semplice, e soprattutto non è priva di zone d’ombra. Ci sono passaggi che restano difficili da attraversare, momenti in cui il confronto con ciò che è accaduto torna a farsi sentire. Ma proprio in questa stratificazione si intravede qualcosa di autentico: la capacità di stare dentro le proprie trasformazioni senza semplificarle.

La forza di Camilla è quella di non guardare a ciò che sarebbe potuto essere senza quel 16 agosto 2017, parlando con lei difatti si parla di futuro, del suo sogno di continuare a fare politica e di realizzazione personale.
Camilla non è una ragazza su una carrozzina alla quale dare una pacca sulla spalla per incoraggiarla “ad andare avanti”, ma una giovane con il fuoco dei suoi obiettivi negli occhi.

Alla fine dei conti infatti, i limiti possono essere il punto finale di una storia solo se siamo noi a concederglielo. 

Daniele Piersanti

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