Meccanica, agroalimentare e farmaceutico tra i settori più esposti
Le tensioni internazionali tornano a incidere sull’economia reale e, questa volta, a risentirne è anche il sistema produttivo abruzzese. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente sta già mostrando effetti concreti sulle imprese della regione, soprattutto sul fronte dell’export.
A lanciare il segnale è il presidente di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, Lorenzo Dattoli, che evidenzia come le aziende stiano registrando un rallentamento degli ordini e maggiori difficoltà operative nei mercati coinvolti, direttamente o indirettamente, dalla crisi geopolitica.
Il Medio Oriente rappresenta infatti una destinazione rilevante per i prodotti abruzzesi. Su un totale di esportazioni regionali che nel 2024 ha raggiunto circa 9,3 miliardi di euro, tra il 4% e il 5% è destinato a quell’area, per un valore che oscilla tra i 400 e i 450 milioni annui. Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Israele si confermano i principali partner, con oltre 300 milioni di euro complessivi.
Le criticità si manifestano lungo più direttrici. Da un lato si osserva una contrazione della domanda, dall’altro aumentano i costi legati alla logistica, complice il ricorso a rotte alternative e il rincaro dei carburanti. A questi fattori si aggiungono tempi di pagamento più lunghi e maggiori rischi di insolvenza, oltre a un incremento dei premi assicurativi sulle spedizioni.
I comparti più esposti sono quelli che trainano l’economia regionale: l’automotive e la componentistica della Val di Sangro, la meccanica strumentale, l’agroalimentare – con produzioni come pasta e vino – e il settore chimico-farmaceutico.
Le prime valutazioni indicano uno scenario già critico: una flessione del 10% delle esportazioni verso l’area, pari a circa 43 milioni di euro. Ma se la situazione dovesse aggravarsi, il conto potrebbe salire fino a 200 milioni, con ripercussioni significative soprattutto sulle imprese più strutturate e sulle filiere maggiormente internazionalizzate.
Il quadro si inserisce in una fase già complessa. Negli ultimi anni, infatti, le aziende abruzzesi hanno dovuto affrontare anche le conseguenze della guerra in Ucraina, che tra il 2022 e il 2025 ha comportato costi indiretti stimati tra i 400 e i 650 milioni di euro, legati in particolare all’aumento dei prezzi energetici e delle materie prime, oltre alla perdita di alcuni sbocchi commerciali.
Nonostante ciò, secondo Dattoli, il tessuto imprenditoriale regionale ha dimostrato una buona capacità di adattamento. Tuttavia, il contesto attuale rende sempre più urgente rafforzare la diversificazione dei mercati, ridurre la dipendenza energetica e sostenere la competitività delle filiere.
In questa direzione si muove anche l’attività dell’associazione degli industriali, che prosegue nel monitoraggio della situazione e nelle iniziative di supporto alle imprese. Tra queste, una recente missione istituzionale in Libano, svoltasi a metà febbraio, con l’obiettivo di consolidare relazioni economiche e aprire nuove opportunità commerciali nell’area.








Economia Abruzzo e crisi Medio Oriente: rischio crollo esportazioni fino al 10% 












