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ico title sx Abruzzo. Nuova legge sulla montagna: 27 comuni rischiano di perdere fondi e agevolazioni ico title dx

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ALI Abruzzo lancia l’allarme sulla revisione della classificazione montana

La nuova legge dedicata ai territori montani e la revisione della classificazione dei comuni rischiano di creare ulteriori difficoltà per molte comunità delle aree interne e dell’Appennino abruzzese. È la posizione espressa da Alessandro Paglia, direttore di ALI Abruzzo, che invita a cambiare radicalmente approccio nelle politiche rivolte ai territori più fragili.

Secondo Paglia, nonostante le rassicurazioni arrivate dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e dal commissario europeo Raffaele Fitto, gli effetti delle nuove norme potrebbero tradursi in un peggioramento per diversi enti locali. La revisione dei criteri, spiega, modifica infatti il quadro dei benefici previsti per i comuni montani.

In Abruzzo sono 27 i comuni che perderebbero lo status che consentiva loro di accedere a finanziamenti specifici e a standard differenziati per garantire servizi essenziali. Al momento, osserva Paglia, l’unica prospettiva offerta a queste amministrazioni è la promessa di future compensazioni o nuovi strumenti di sostegno.

Il direttore di ALI Abruzzo sottolinea inoltre come il dibattito tra aree interne e aree montane rischi di essere fuorviante. Sebbene si tratti di classificazioni diverse, nella pratica i territori interessati coincidono spesso e condividono le stesse criticità: perdita di popolazione, difficoltà di accesso ai servizi e opportunità di lavoro limitate. Problemi che, nel caso dell’Abruzzo, risultano ancora più accentuati per la particolare conformazione geografica della regione.

Proprio per questo, secondo Paglia, sarebbe necessario costruire una strategia complessiva e coordinata, capace di concentrare le risorse sugli standard dei servizi e sulle esigenze specifiche dei centri montani e delle zone più periferiche del Paese. L’attuale impostazione, invece, rischierebbe di indebolire strumenti già esistenti senza creare un vero sistema di intervento.

I numeri della regione confermano la centralità del tema. In base alla classificazione della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), in Abruzzo 202 comuni, pari a circa due terzi del totale, rientrano nelle aree interne. In questi territori vivono circa 400 mila persone, il 34,3% della popolazione regionale.

La distribuzione varia da provincia a provincia: sono 16 i comuni interessati nel Teramano, 30 nel Pescarese, 70 nella provincia dell’Aquila e 86 nel Chietino. Le proiezioni demografiche indicano che entro il 2045 il fenomeno dello spopolamento potrebbe accentuarsi ulteriormente, con una riduzione prevista del 12,2% della popolazione nei comuni delle aree interne, a fronte di una media regionale stimata all’8,5%.

Per Paglia il territorio appenninico abruzzese dovrebbe rappresentare un elemento identitario e una risorsa, ma negli ultimi anni politiche orientate soprattutto all’efficienza economica avrebbero contribuito a ridurre servizi e opportunità nei piccoli centri. La conseguenza è stata una progressiva perdita di residenti.

Il fenomeno si riflette anche sull’età media della popolazione. In alcune aree – come Gran Sasso-Valle Subequana e Valle del Giovenco-Valle Roveto – la quota di anziani raggiunge circa il 30%, superiore alla media regionale del 24%.

In Abruzzo sono attualmente sette le aree di intervento individuate nell’ambito delle politiche nazionali per le aree interne, con programmi e risorse dedicati. Tuttavia, secondo ALI Abruzzo, l’attuazione dei progetti e la spesa dei fondi procedono con lentezza.

“Si ha la sensazione – conclude Paglia – che non venga percepita fino in fondo l’urgenza di intervenire per tutelare il nostro Appennino e le comunità che lo abitano”.

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