“Il consenso è un diritto fondamentale”: la presa di posizione sul DdL Bongiorno
Nel dibattito che in queste settimane accompagna la proposta di revisione dell’articolo 609 bis del Codice penale sul reato di violenza sessuale, presentata in Senato dalla senatrice Giulia Bongiorno, stanno intervenendo anche organizzazioni sindacali e realtà territoriali impegnate sul contrasto alla violenza di genere. In una nota congiunta, CGIL Teramo (Pancrazio Cordone), Coordinamento Belle Ciao Teramo (Alessandra Palombaro) e Coordinamento Donne SPI Teramo (Gianna Cortellini) collocano la discussione sul consenso dentro il “contesto attuale, segnato da tensioni sociali e crescenti disuguaglianze”, sostenendo che le modifiche legislative che riguardano “la libertà e l’integrità delle donne” assumano “un significato profondamente politico”.
Nel testo, le tre realtà spiegano che la proposta di modifica interviene “sul tema del consenso nei reati di violenza sessuale” e, a loro avviso, “rischia di incrinare principi affermati grazie a decenni di battaglie femministe e democratiche”. Il punto centrale, per Cordone, Palombaro e Cortellini, è lo spostamento del modo in cui verrebbe valutata la violenza sessuale: la revisione dell’art. 609 bis, scrivono, agisce “sul concetto di consenso” e “produce uno spostamento di senso che riguarda l’intera società”. In particolare, nella loro lettura, “le donne tornano ufficialmente a essere costrette a dimostrare di aver resistito, di aver detto no”, una semplificazione che — osservano — non tiene conto di “quante e quali eccezioni” emergano nei percorsi di uscita dalla violenza, noti a chi accompagna quotidianamente le donne.
La nota insiste sul fatto che non si tratterebbe di “un dettaglio tecnico”, ma di “un cambiamento che può incidere sull’equilibrio tra tutela e responsabilità”: “spostare l’attenzione sulle condotte della donna, anziché sull’azione di chi esercita violenza”, secondo i firmatari, “significa riaprire una stagione di sospetto e di messa in discussione della parola delle donne”, configurando “un arretramento culturale prima ancora che normativo”.
Nel ragionamento proposto, il tema viene poi ricondotto a una cornice più ampia: “la violenza contro le donne non è un fatto occasionale né il prodotto di singole patologie”, ma “l’espressione di un sistema patriarcale che continua a strutturare relazioni, ruoli e poteri”. Per CGIL Teramo, Belle Ciao Teramo e Donne SPI Teramo, il patriarcato non sarebbe “un retaggio del passato”, bensì “un ordine simbolico e materiale” che alimenta disparità “nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni e nella sfera privata”; di conseguenza, “ridurre tutto a casi isolati” finirebbe per impedire di riconoscerne “la radice profonda” e di intervenire “in modo efficace”.
Da qui la rivendicazione di un principio: “difendere il principio del consenso”, affermano Cordone, Palombaro e Cortellini, significa ribadire che “l’autodeterminazione è un fondamento della democrazia costituzionale”. Nella stessa prospettiva, “ogni intervento che ne ridimensioni la portata indebolisce l’intero sistema dei diritti” e “colpisce in modo particolare le donne”, soprattutto quelle “più esposte a precarietà e marginalità”. Le tre realtà indicano anche un percorso di iniziativa: con il “laboratorio permanente consenso_scelta_libertà” dichiarano di voler “rafforzare un fronte ampio e plurale” capace di unire “associazioni, sindacato e cittadinanza attiva”, promuovendo “consapevolezza, iniziativa pubblica e mobilitazione nei territori e nei luoghi di lavoro”, con l’obiettivo di contrastare “ogni arretramento” e ribadire che “la libertà femminile non è negoziabile” e che “il consenso è un diritto fondamentale”.
Il messaggio viene sintetizzato anche in una formula che le tre firmatarie propongono come linea politica e culturale: “Difendere il consenso significa contrastare il patriarcato e scegliere una società fondata su uguaglianza, rispetto all’autodeterminazione e piena cittadinanza per le donne”. Su queste basi, CGIL Teramo, Coordinamento Belle Ciao Teramo e Coordinamento Donne SPI Teramo annunciano due appuntamenti: il primo sabato 14 febbraio 2026 alle ore 15:00, quando “si troverà in piazza a Montorio insieme alle altre realtà che hanno voluto dare un segnale concreto di contrarietà alle mancate dimissioni dell’Assessore Ciarrocchi del Comune di Montorio”; il secondo è l’invito a partecipare alla manifestazione nazionale del 28 febbraio 2026 a Roma, indicata come iniziativa “per fermare il DdL Bongiorno”.








CGIL Teramo, Belle Ciao Teramo e Donne SPI contro la riforma del 609 bis 

















