Il sindacato UIL: “La crisi non si risolve con strumenti tampone”
Nel 2025 il ricorso agli ammortizzatori sociali in Abruzzo ha raggiunto quota oltre 17,8 milioni di ore autorizzate, con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente. Un passo più veloce della media nazionale (+10,4%), che secondo il sindacato segnala una difficoltà non episodica, ma legata a nodi strutturali del sistema produttivo regionale.
Il quadro emerge da uno studio di Uil Abruzzo costruito su fonte INPS, basato sulle ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga per ciascuna provincia italiana. Nella lettura proposta dal sindacato, la crescita continua delle ore rende la Cig un indicatore stabile di fragilità, più che una risposta temporanea a crisi circoscritte.
Abruzzo “sesta” per aumento: chi la precede
Sul piano nazionale, la regione risulta sesta per aumento delle ore di cassa integrazione. Davanti, secondo la ricostruzione della UIL, ci sono Basilicata, Molise, Sardegna, Lazio e Valle d'Aosta. Il sindacato sottolinea che non pesa soltanto il volume complessivo, ma anche la ripetitività del ricorso agli strumenti: nel 2025, evidenzia, la cassa integrazione straordinaria supera i 12 milioni di ore.
Le province: Chieti la più esposta, Pescara cresce di più
La distribuzione territoriale, sempre secondo la UIL, mostra differenze nette:
Chieti è l’area con l’impatto più marcato: oltre 10,9 milioni di ore complessive di Cig.
Teramo segue con più di 3,1 milioni.
L'Aquila si attesta a circa 2,7 milioni.
Pescara conta 741.136 ore autorizzate: un dato assoluto più basso rispetto alle altre province, ma con un elemento che spicca.
Il territorio, infatti, risulta tra le prime cinque province italiane per incremento sull’anno precedente, con un +120,8%.
“Crisi industriale permanente”: la richiesta di un cambio di rotta
Nella nota diffusa dal sindacato, il segretario generale Michele Lombardo e Valerio Camplone insistono su un punto: la crescita delle ore non può essere trattata come un picco momentaneo. La UIL parla di crisi industriale che si trascina nel tempo e chiede una strategia esplicita su settori considerati decisivi: automotive, logistica, manifattura, energia e riconversione industriale. In quest’ottica, vengono sollecitati tavoli stabili, ma soprattutto investimenti e programmazione, con responsabilità condivise tra livello regionale e nazionale.
In conclusione, la UIL ribadisce che gli ammortizzatori sociali restano una tutela necessaria per lavoratori e imprese, ma avverte sul rischio di trasformarli in una soluzione permanente: se diventano la risposta più frequente, sostengono, significa che la regione sta tamponando gli effetti senza affrontare le cause di un’economia che, nel migliore dei casi, ristagna e in quello peggiore arretra.








Abruzzo sesto in Italia per aumento degli ammortizzatori sociali nel 2025 












