L'opera originale di Rotondi, torna a raccontare di vita, tradizioni e cultura antica
Sin dagli anni Trenta, con il muralismo novecentesco — dal realismo sintetico di Sironi alle esperienze comunitarie dei Cantieri Scuola e dei pannelli didattici rurali — il murale ha assunto in Italia un ruolo civico e pedagogico, capace di raccontare la vita quotidiana e i valori delle comunità. L’opera originale di Rotondi partecipava a questa linea: una pittura popolare e narrativa, radicata nel paesaggio e nella cultura agraria locale.
L’intervento contemporaneo non è un semplice restauro, ma una ricontestualizzazione critica, fedele allo spirito originario ma aggiornata sul piano stilistico, in continuità con le ricerche del muralismo italiano degli ultimi decenni. La committenza dell’associazione La Restanza e il sostegno di persone di buona volontà hanno creato le condizioni per un intervento che non ripristina soltanto un’immagine, ma restituisce alla comunità un frammento della propria memoria.
La posizione del murale — inserito nel tessuto urbano di Sant’Omero, luogo di passaggio e di vita quotidiana — ne rafforza il valore simbolico: l’opera diventa un “affresco pubblico” che parla alla comunità e rinnova il legame tra arte e territorio in un’area dell’Abruzzo profondamente segnata dalla tradizione rurale.
L’intervento dei tre artisti dialoga con la tradizione figurativa abruzzese, storicamente legata al naturalismo narrativo, alla forza delle scene popolari e all’attenzione alla luce.
- Monia Frangioni restituisce ai paesaggi di Sant’Omero la loro identità luministica: cieli ampi, colline morbide, profondità atmosferiche che richiamano la sensibilità pittorica adriatica.
- Gloria Waibl, nella madre col bambino, rievoca con dolcezza la lunga storia iconografica della maternità centro-italiana, filtrandola attraverso un’emotività contemporanea.
- Fabiano Di Damaso, che da bambino passava davanti al murale originario, guida l’intero progetto con un approccio affettivo e rispettoso: nella sua rielaborazione, le figure, gli animali e la celebre scacchiera prospettica recuperano forza, mentre l’impronta simbolica e metafisica apre la scena a una dimensione più ampia, che unisce memoria e visione.
Il murale rinasce così non solo come opera pittorica, ma come gesto comunitario: un ponte tra generazioni, tra l’Abruzzo rurale del passato e il presente che continua a custodirne i valori.
A Sant’Omero, questo intervento diventa un esempio emblematico di come l’arte pubblica possa attraversare il tempo senza perdere il proprio significato, anzi arricchendolo grazie alla cura di artisti, associazioni e cittadini che riconoscono nella bellezza un elemento essenziale della vita collettiva.
A distanza di due mesi dalla sua inaugurazione, mentre Sant’Omero si avvicina al Natale, il murale illuminato nelle sere d’inverno ha assunto un significato nuovo, inatteso, quasi necessario. In un tempo segnato da incertezze e da una diffusa sensazione di smarrimento, l’opera diventa una presenza luminosa in mezzo al buio della contemporaneità. Le sue figure — la madre, i lavoratori, gli animali, il paesaggio — sembrano riemergere ogni sera come un racconto che consola, un ricordo che tiene unita la comunità, un piccolo faro simbolico che invita a non perdere il senso delle radici.
La luce artificiale che accarezza i colori, le prospettive e le forme restituite dagli artisti trasforma il murale in un luogo di quiete e orientamento spirituale. Non soltanto un’opera d’arte pubblica, dunque, ma una presenza: una luce in più, fragile e tenace, capace di contrastare la disperazione diffusa del nostro tempo. Inserito così in solitudine, tra le luci natalizie, il murale ci conduce alla nostra stessa solitudine interiore, ricordandoci che la bellezza — quando nasce dalla comunità, per la comunità — continua a brillare anche nelle notti più lunghe.








Il murale rinato a Sant'Omero. Due mesi dopo arricchisce il centro storico anche vicino Natale 


















