Nel 2024 la Regione registra 517.433 pensioni contro 507.890 occupati
Il fenomeno è noto da alcuni anni, ma i dati confermano la tendenza: nel Sud e nelle Isole italiane il numero di pensioni supera ormai quello dei lavoratori attivi. In Abruzzo, ad esempio, le pensioni erogate ammontano a 517.433, mentre gli occupati sono 507.890, con un saldo negativo di 9.543 unità.
A livello nazionale, nel 2024 le pensioni pagate erano 7,3 milioni, contro poco più di 6,4 milioni di occupati. Il Mezzogiorno si distingue come unica ripartizione con un deficit tra lavoratori e pensionati. La Puglia è la regione più colpita, con un saldo negativo di 231.700 persone. Al contrario, le regioni del Centro-Nord, ad eccezione di Liguria, Umbria e Marche, mantengono saldi positivi, rafforzati negli ultimi anni grazie alla crescita dell’occupazione: Lombardia (+803.180), Veneto (+395.338), Lazio (+377.868), Emilia Romagna (+227.710) e Toscana (+184.266).
La spesa pubblica è destinata ad aumentare nei prossimi anni, considerata la crescita dei pensionati e la stabilità degli occupati. Gli esperti avvertono che senza misure per ampliare la base occupazionale, contrastare il lavoro nero e incrementare l’occupazione di giovani e donne, l’equilibrio economico e sociale potrebbe essere compromesso.
Tra il 2025 e il 2029, circa 3 milioni di italiani lasceranno il lavoro, di cui oltre 2,2 milioni nel Centro-Nord, generando una vera “fuga” dal mercato del lavoro con impatti significativi su imprese e servizi. Già oggi le aziende faticano a reperire personale, problema che si accentuerà con il pensionamento dei baby-boomer.
Tra le province più squilibrate nel 2024 spiccano Lecce (-90.306), Reggio Calabria (-86.977), Cosenza (-80.430), Taranto (-77.958) e Messina (-77.002). La causa non è tanto l’aumento delle pensioni di vecchiaia o anticipate, quanto la diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità.
Questa situazione riflette diversi fenomeni strutturali: denatalità, invecchiamento della popolazione, tassi di occupazione inferiori alla media europea e presenza di lavoratori irregolari. Solo 59 delle 107 province italiane mostrano saldo positivo, tra cui alcune aree del Mezzogiorno come Matera (+938), Pescara (+3.547), Bari (+11.689), Cagliari (+14.014) e Ragusa (+20.333).
L’anzianità dei dipendenti è un ulteriore fattore di criticità, soprattutto nelle regioni più piccole. In Basilicata, ad esempio, ogni 100 lavoratori sotto i 35 anni ci sono 82,7 over 55. Seguono Sardegna (82,2), Molise (81,2), Abruzzo (77,5) e Liguria (77,3). Le regioni meno colpite sono Emilia Romagna (63,5), Campania (63,3), Veneto (62,7), Lombardia (58,6) e Trentino-Alto Adige (50,2).








Abruzzo, più pensionati che lavoratori: il fenomeno si estende al Sud 












