L’ex deputata Pd: “Colpirmi perché simbolo di antifascismo. Ora la politica prenda posizione”
Sventato un piano eversivo neofascista, condanne per 75 anni complessivi. Tra i bersagli la consigliera comunale dell’Aquila Stefania Pezzopane e il deputato Nazario Pagano. “Ho rischiato la vita perché simbolo di valori che vogliono cancellare. Non mi arrendo”, ha dichiatato la Pezzopane.
A dieci anni dagli arresti che hanno sgominato la cellula neofascista “Avanguardia ordinovista”, arrivano le condanne definitive per i membri del gruppo accusato di preparare attentati terroristici contro esponenti politici. Dieci aderenti sono stati riconosciuti colpevoli dalla Corte d’Assise di Chieti, con pene per un totale di 75 anni di reclusione.
Nell’elenco degli obiettivi designati figuravano quattordici politici italiani “ad alto indice di fattibilità” per un attentato, secondo gli investigatori. Tra questi la consigliera comunale dell’Aquila del Partito Democratico Stefania Pezzopane e il deputato e coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano.
Secondo l’accusa, il gruppo – con base operativa tra Marche e Abruzzo, progettava azioni di stampo terroristico con l’obiettivo dichiarato di destabilizzare le istituzioni democratiche. Nelle indagini sono emerse simbologie hitleriane, mappe degli spostamenti dei bersagli, armi e rifugi predisposti per colpire o per sfuggire alle ricerche.
Pezzopane, che è tornata a parlare pubblicamente di quella minaccia, sottolinea di aver scoperto solo a posteriori la gravità del piano: “Ero totalmente ignara di un disegno così feroce, che richiama il terrorismo politico degli anni di piombo. Mi hanno scelta perché antifascista, antirazzista, femminista: un volto noto ma vulnerabile, perché senza scorta e spesso in viaggio da sola o su mezzi pubblici, in orari difficili”.
Ripercorrendo quei momenti, la consigliera Pd evoca la stessa sensazione di sopravvivenza provata nel terremoto del 2009: “Mi sento di nuovo una sopravvissuta. Ho corso un rischio enorme insieme alle persone a me vicine. Penso a quanto sarebbe potuto accadere”.
Pezzopane ha ringraziato apertamente forze dell’ordine e magistratura per aver fermato il progetto criminale, e ha sottolineato l’importanza di chi ha acceso i riflettori su un fenomeno cresciuto “nell’ombra e nel silenzio”: “Ringrazio chi non ha taciuto e chi ha documentato questa minaccia. Ho pianto di rabbia pensando che l’Italia non può e non deve tollerare queste derive”.
Il suo appello finale è rivolto alla politica, perché non minimizzi né accetti zone grigie: “Serve condanna chiara e ferma verso chi ancora oggi gioca con nostalgie fasciste, le sdogana o le banalizza. Continuerò a battermi contro ogni forma di fascismo, vecchio e nuovo, per difendere la nostra democrazia fragile. Non possiamo permettere che passi sotto silenzio un progetto di morte. Non passeranno”.








"Ho rischiato di morire per le mie idee”. Pezzopane racconta le minacce del gruppo neofascista 

















