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ico title sx Delitto di via Poma. “Spunta un nuovo DNA”: così la giornalista Fanelli nella presentazione del suo libro a Teramo “Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?” ico title dx

di Nikasia Sistilli

"È stata repertata una traccia di sangue nell’ascensore dello stabile: di questa traccia si conosce il DNA, che appartiene ad una persona ancora in vita, che proprio quella sera del 7 agosto 1990 si trovava in via Poma. Questa persona ora dovrà spiegare cosa ci faceva il suo sangue lì”.

È questa una della tante novità spettacolari riportate dall’autrice Raffaella Fanelli nella presentazione del suo libro “Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?”, che si è tenuta a Teramo presso la Biblioteca Delfico. 

La giornalista d’inchiesta ha portato avanti le sue indagini sul delitto, irrisolto da 32 anni, che l’hanno condotta all’abitazione dell’avvocato Caracciolo, quando tutti lo davano erroneamente per morto, durante il processo a Raniero Busco. Grazie a quell’incontro la Fanelli riporta a casa un’intervista esclusiva che tira fuori “quell’amico dei servizi” che oggi potrebbe svelare nuovi retroscena, Michele Finocchi. L’alibi dell’avvocato Caracciolo è compromesso, proprio quell’alibi che gli ha permesso di sottrarsi ai riflettori delle indagini. 

- Da dove è partita per arrivare alla via che l’ha condotta a credere che l’avvocato potesse avere delle risposte?

"Ho cercato l’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno per via di una traccia di sangue di gruppo B, il suo gruppo sanguigno, rinvenuta nel sottoscala dello stabile.  L’ho cercato inoltre per via di un’intercettazione telefonica dove Salvatore Sibilia, il funzionario dell’AIAG, e Luciano Menicocci, ragioniere che aveva fatto da tutor a Simonetta, parlano di Caracciolo e si dicono “questa volta lo incastrano!”. Poi invece fu incastrato Busco. Questa intercettazione l’ho trovata in un fascicolo che gli stessi inquirenti, che stavano indagando su Busco, avevano aperto sul portiere di via Poma, Pietrino Vanacore, verso cui c’era la stessa accusa rivolta a Busco: omicidio volontario. La traccia di sangue di gruppo B e l’intercettazione mi hanno portato a cercare Caracciolo. L’ho trovato nella sua tenuta di Terano e durante la nostra chiacchierata Caracciolo mi ha parlato di una giornalista che aveva detto anni prima di aver visto “un uomo dei servizi” in via Poma il giorno dell’omicidio. Per questa dichiarazione la giornalista fu condannata a pagare un risarcimento a quest’uomo dei servizi, che era Michele Finocchi. Ora, aldilà di quello che la giornalista disse e per cui comunque non fu creduta, è importante l’affermazione di Caracciolo perché lui mi disse che l’uomo dei servizi, quell’uomo dei servizi, era un suo amico. L’uomo è ancora vivo e dovrebbe spiegare credo la sua amicizia con Caracciolo. Sappiamo, perché lo dice Caracciolo durante il nostro incontro, che l’avvocato aveva questo amico importante nei servizi, sappiamo che il primo ad arrivare in via Poma fu un certo Sergio Costa all’epoca del SISDE ed era il genero di Vincenzo Parisi. Insomma i servizi tornano più volte in questa inchiesta.”

- Non è strano che solo oggi cada l’alibi dell’avvocato Caracciolo, su cui avrebbero dovuto indagare prima non solo per la traccia di sangue ma anche per quell’informativa della DIGOS del ‘91, che lo indicò come persona di dubbia moralità e a cui ha fatto seguito l’arrivo del supertestimone, che stranamente ha distolto l’attenzione dall’avvocato per concentrarla su Federico Valle?

“Io per questo libro ho incontrato diverse persone che all’epoca furono travolte dall’inchiesta : il datore di lavoro di Simonetta, Salvatore Volponi e anche il figlio del portiere di via Poma Mario Vanacore. Era lì quel giorno, era arrivato a Roma il 7 agosto con la moglie e la figlia di pochi mesi. È importante la sua testimonianza perché ricorda l’imprecazione del Volponi, che per primo entrò nell’ufficio di via Poma e che per primo nonostante le luci fossero spente vide il corpo di Simonetta e pensò subito alla ragazza morta, non ferita o svenuta, ma morta. Uscì dalla stanza urlando “Oddio Oddio bastardo!”. Chi era quel bastardo? Mario Vancore dice nella mia intervista di aver avuto la netta sensazione che Volponi si riferisse a qualcuno in particolare. Dice anche di avere dei seri dubbi sul suicidio del padre e sulla conclusione del magistrato Maurizio Carbone. Qualcuno secondo lui lo avrebbe aiutato a morire. In effetti è strano perché Vanacore non si toglie la vita quando indagavano su di lui ma si ammazza quando l’imputato era un altro, Busco. Stavano processando lui quando si toglie la vita e si lascia affogare in 50 cm d’acqua, in una zona di mare della provincia di Taranto dove ci sono soltanto scogli e quindi avrebbe potuto afferrare una roccia, avrebbe potuto alzarsi in piedi per un naturale istinto di sopravvivenza, visto che non si era stordito con niente, non aveva ingerito anticrittogamici nè antigelo. Forse Pietrino Vanacore sapeva qualcosa e aveva deciso di raccontarla.“

- Partiamo dall’assunto che non si è trattato di un delitto passionale perché l’omertà che ha fatto seguito al delitto non può essere giustificata da un raptus sessuale. Simonetta aveva scoperto qualcosa in quella sede dell’AIAG? 

“Ecco questo dovrebbero dirlo i dipendenti dell’AIAG, i colleghi di Simonetta. Nessuno ha mai capito e chiarito se intorno all’AIAG ruotassero interessi istituzionali, se il controllo sugli studenti sia italiani sia stranieri in transito in Italia sia servito a qualcuno in particolare, se tutti gli elenchi con i nomi degli studenti tesserati dall’AIAG siano stati passati completi o meno al competente commissariato di zona. Perchè Volponi dice di non essere mai stato in via Poma? Perché prende le distanze da quegli uffici? perché tutti i colleghi di Simonetta prendono le distanze da lei e dicono di non averla mai conosciuta? Il movente probabilmente ruota intorno a quell’ufficio, a questa omertà collettiva di tutti i dipendenti e di tutti i colleghi della ragazza. Omertà che potrebbe spiegare perché sul vetro di quell’ascensore fu rinvenuta pochi giorni dopo l’omicidio, il 27 agosto, una traccia di sangue che è stata repertata quindi nel 1990 ma analizzata solo ben 20 anni dopo, quando si cercavano le prove a carico di Busco. Traccia di sangue che è riconducibile al DNA di una persona attualmente ancora in vita, che non è quindi l’avvocato Caracciolo, e che dovrà spiegare cosa ci faceva lì il suo sangue.”

- Nel libro lei scrive che bisogna parlare con una persona, un “amico dei servizi” di Caracciolo, perché ad oggi è l’unico che potrebbe avere delle risposte: si tratta di Michele Finocchi. Lui potrebbe svelare tutti i retroscena?

“Nel libro io scrivo che bisognerebbe sentire questo amico dei servizi di Caracciolo, una persona che è ancora viva e vegeta e quindi dovrebbe forse dare delle risposte. Dopo tanto tempo potrebbe arrivare una nuova testimonianza visto che dopo 32 anni è arrivata la testimonianza della domestica rumena di Caracciolo che mette in discussione l’alibi dell’avvocato, forse qualcuno a distanza di tanti anni può aggiungere qualcosa di importante.”

- Lei è abituata a intervistare criminali, mafiosi, il suo libro “La verità del freddo” è un libro- intervista al boss della Banda della Magliana. Ma quando descrive il suo incontro con Caracciolo nel libro, fa trapelare anche la paura, l’adrenalina. Sono sensazioni che l’accompagnano sempre nonostante gli aneddoti della sua carriera?

“Ho intervistato tantissimi criminali, tantissime persone, stragisti, mafiosi, collaboratori di giustizia. L’adrenalina l’ho avuta anche quando incontro Caracciolo per l’atteggiamento, per il tono della voce e la sua aggressività, perché poi alla fine mi ha afferrata per un braccio e lanciata fuori perché le domande lo infastidivano. Ha liberato i cani e per me e il fotografo (all’epoca collaboravo con il settimanale Oggi) non fu facile affrontare  il tono di voce di Caracciolo e i cani che ci inseguirono fino all’auto.”

- Il DNA di questa persona ancora in vita, l’alibi di Caracciolo caduto, l’uomo dei servizi Michele Finocchi: si può arrivare a una soluzione? 

“Io non so se la famiglia Cesaroni potrà mai avere delle risposte ma queste sono novità importanti e su queste bisogna bene indagare.”